Socializzate

Di un’importante scoperta e della formazione della squadra

 

Capitolo 14

Arrivarono al casale che era ormai sera, Emil li lasciò e andò a far sparire l’arma.
Andrea e Roberto si misero subito al lavoro per trovare in rete quante più informazioni su Temistocle, ma la ricerca era infinita, era un nome proprio, quindi usciva di tutto, dovevano fare una cernita basata per lo più sull’intuito.
«Qui ho trovato una cosa!» Disse Roby richiamando l’attenzione dell’amico «Il “Temistocle“ è una tragedia di Artemide da Samo ritenuta il suo capolavoro»
«Di che parla?» Chiese Andrea mollando la sua ricerca
«Di che parla? E che ne so io! Di Temistocle immagino»
«Grazie» Andrea si mise a cercare per proprio conto.
«Trovato!» esultò e cominciò a leggere ad alta voce quello che aveva trovato.
« Il “Temistocle“ di Artemide da Samo narra le vicissitudini di Temistocle di Calinea, mercante di stoffe e corde da tenda, che giunse in Tracia e ivi vi incontrò Lemia figlia del re Misandro. Tra i due nacque l’amore, ma Lemia era già promessa a Pirenesto, colui che aveva progettato la carrozza del re e che era addetto alla sua manutenzione. Temistocle però non si diede per vinto e recatosi davanti a Misandro gli confessò il proprio amore per la bella Lemia e si dichiarò pronto a battersi contro un drago o a sciogliere un enigma pur di poterla meritare, ma Misandro gli spiegò che per quanto ne sapesse lui, non c’erano draghi da combattere da quelle parti ed in quanto ad enigmi da sciogliere ce n’era solo uno che lo tormentava: l’insieme dei fili tesi sul telaio, sei caselle, ma voleva arrivarci da solo.
Quella sera Temistocle incontrò di nascosto Lemia e gli propose di fuggire insieme, ma lei si disse dispiaciuta di non potere perché era scalza. I due piansero a lungo poi lui decise di sfidare Pirenesto. Quando Pirenesto se lo vide arrivare armato di tutto punto nella sua officina, dapprima lo scambiò per un cliente e gli offrì della bacche che teneva sulla scrivania, ma quando Temistocle lo invitò a battersi, Pirenesto chiese quale offesa avesse mai arrecato a quell’uomo, a lui sconosciuto, per doverlo incontrare in duello. Quando seppe il motivo della sfida cercò di spiegare che per quanto lo riguardava Lumia o Lemia o come si chiamava non era proprio al centro dei suoi pensieri, che se voleva poteva sposarla e condurla via con se e che, a tal proposito, aveva una biga d’occasione in ottimo stato che gli avrebbe venduto ad un prezzo irripetibile. Fu così che Temistocle sposò Lemia e per dovere di trasparenza confessò a Misandro ciò che la notte prima aveva ordito per fuggire con la figlia. Misandro saltò di gioia e l’abbracciò. “Ordito! Sei lettere! L’insieme dei fili tesi sul telaio!“ Gridò. “Grazie figliolo grazie!“ E fu così che Temistocle divenne l’erede al trono» Andrea si fermò e alzò gli occhi verso l’amico.
«E quindi?» gli chiese questi deluso
«Niente» si alzò di colpo come respinto da ciò che aveva letto «Niente!» ripetè «Ogni indizio ci scivola dalle mani. Quello prima di morire non poteva dirti che ne sò, Donado si trova qui? Lo trovate in questo posto? No, ti da un cazzo di nome, un nome proprio tra l’altro. Voglio dire sei stronzo pure in punto di morte! Comunque devo stare calmo. Abbiamo un nome, arriverà anche il resto»
«Si dai » aggiunse Roby alzandosi e andando verso di lui «Magari non lo vediamo adesso perché siamo stanchi, ma siamo sulla buona strada» lo rassicurò, «anzi io mi sa che ora devo proprio andare, mia moglie probabilmente ha già chiesto il divorzio, ottenuto l’affidamento e cambiato la serratura a casa»
«Vai vai, resto io, Haley torna fra due settimane quindi stare qui o a casa per me non fa differenza.» Lo tranquillizzò Andrea.
Rimasto solo Andrea si sdraiò sul divano, e fissando il soffitto cominciò a pensare che…fu svegliato da un suono digitale. Cerebro aveva trovato qualcosa! Arrivò al computer, sicuro che si trattasse dell’ennesimo buco nell’acqua e invece…
Secondo Cerebro la sequenza trovata nel giaccone di Don Carmine era un codice IMO, il codice identificativo delle navi.
Non sembrava un’informazione così risolutiva, ma Andrea decise di andare a fondo. Cercò in rete un modo per risalire dal codice IMO alla nave, sentiva che quella pista avrebbe portato a qualcosa. A volte la nostra anima sa più della nostra mente, figuriamoci poi quando la mente non sa niente. L’IHS FairPlay è un sito che permette di risalire tramite l’IMO alla nave, al tipo, al nome. Ci siamo pensò. Digitò il numero del bigliettino e aspettò. Non ci volle molto. Trovato! Sorrise grato alla sua anima.
«Pronto?» rispose Roby trascinato fuori dal sonno dal suono fastidioso del cellulare
«Dormivi?» chiese Andrea trattenendo a stento l’eccitazione.
Roberto si mise seduto sul letto e guardò l’ora sul cellulare «Alle cinque di mattina? Per chi mi hai preso? Che c’è?» sparò quella domanda con violenza nella speranza che potesse trafiggere e uccidere l’amico.
«Ci siamo»
Lasciò che l’entusiasmo dell’amico lo contagiasse, si alzò dal letto per non svegliare la moglie «Di che parli?»
«Il tuo programma ha trovato Temistocle»
Quando Roby entrò alla factory erano da poco passate le otto, Andrea si era riaddormentato.
«Ho portato la colazione» disse gridando con chiara volontà di vendetta, poggiò i bicchieri sul tavolo e si andò a sedere sul bordo del divano. «Dormivi?» Vedendo che l’amico cercava in se stesso il risveglio soave, continuò «però ora sei sveglio. Sei sveglio? Si dai che sei sveglio. Ho portato la colazione, la vuoi?»
«Dai!» Andrea lo spinse lontano.
Si accomodarono al tavolo e fecero colazione.
«Quindi Temistocle è il nome di una nave. Sarà lì che lo tengono?» chiese Roby versando i caffè dalla bottiglietta in due bicchierini.
«Immagino. Ti ricordi Intrigo a Stoccolma? Stratman era prigioniero su una nave» Andrea scuoteva la bustina di zucchero accompagnando con quel suono o con quel gesto quanto stava dicendo.
«Esatto però non sappiamo dove si trovi la nave e questo potrebbe essere un problema» fece notare Roby «ma non lo è » continuò, tirò fuori il cellulare «mi sono ricordato che qualche mese fa, fra le app gratuite che ogni tanto scarico ne ho tirata giù una che si chiama i-track your boat» l’espressione di Andrea rese necessario un approfondimento «è un’app che ti permette di sapere, avendo il nome o il codice identificativo della nave, dove è attraccata»
«Dici non sia mai ti serve sapere dove è attraccata una nave, almeno ce l’hai sempre con te!»
«Esatto» rispose Roby ignorando il sarcasmo dell’amico «E infatti! » continuò fiero. Si mise al lavoro sul cellulare. «Beccato! Il Temistocle, è attraccato al porto di Fiumicino e ci resterà per altri cinque giorni, poi partirà per Hong Kong»
«E quindi che facciamo? Vedi se hai un app che ci dice questo?»
Furono distratti da un rumore metallico e dal brecciolino che schizzava nel cortile eterno, qualcuno aveva inchiodato.
Si sentì il rumore di noci sotto una macina, entrambi esclusero che si potesse trattare veramente di questo e quindi pensarono al peggio, qualcuno aveva parcheggiato nel piazzale. Avevano visite.
Entrambi senza saperlo pensarono alla stessa cosa: Ci risiamo!
Era invece il buon Poly che era passato a trovarli. Aveva il braccio appeso al collo e una busta di biscotti nell’altra mano.
«Picciemme quand’è che rimettiamo a posto questo posto?» Chiese mostrando la busta che aveva portato e che poggiò sul tavolo.
«Maledetto! Per un attimo avevamo pensato…come va con il braccio?» chiese Roby, mentre sul suo viso si poteva vedere il sangue ricominciare a scorrere.
«Tutto a posto, porto la fascia solo per farlo riposare, ma se serve sono operativo. Serve?» rispose sollevando il braccio appeso e scrutandoli poi alla ricerca di una risposta sincera.
Aggiornarono Poly sugli ultimi avvenimenti. Gli dissero del funerale, di TDK, di Emil, del circo, dell’irlandese, del clown, di qué significa un año de amor
«Ha fatto fuori er piottaro?» Era stupito e addolorato.
Andrea si limitò a dire « mi dispiace»  avrebbe voluto abbracciarlo per rincuorarlo, ma non sapeva come si fanno queste cose, quindi per togliersi dall’impiccio mangiò un biscotto come gesto di solidarietà.
«Era un cazzone! Perché era un cazzone e non mi sarei mai fidato di lui, però era simpatico. Sono contento che qualcuno lo ha steso a quel bastardo irlandese.» fece una pausa per onorare TDK e poi tornò ai due picciemme « E invece la nave? Il Telemaco?»
«Temistocle! » lo corresse Andrea «È ormeggiata a Fiumicino ma ancora per poco. Parte fra cinque giorni per Hong Kong».
«E con la nave se ne va pure il futuro sindaco» concluse Poly.
Nessuno disse niente, perché non c’era niente da dire, sapevano dove poteva trovarsi il sindaco, ma non sapevano cosa fare.
«Ci vuole un sopralluogo. Andiamo a vedere di persona» fu Poly a rompere gli indugi. Si alzò prese il giaccone e si avviò verso l’uscita.
«A Fiumicino?» Chiese Andrea guardando verso Roby per accertarsi di aver capito.
«Beh se la nave è là, conviene andare là» sottolineò Poly e uscì. Visto che i due non si muovevano tornò indietro. «E allora? Lo dobbiamo al piottaro »
Né Andrea né Roberto sentivano di dover un bel niente a TDK, ma a Poly dovevano qualcosa, altroché se gli dovevano qualcosa.

CAPITOLO 15

Giunsero nei pressi del porto che era quasi ora di pranzo, e ovviamente si fermarono a mangiare. Lì vicino c’era “da Totò“, un banco di pesce che faceva anche la frittura al cartoccio. Andrea lo conosceva bene, perché ogni tanto ci andava con Haley.
Si accomodarono e ordinarono tre cartocci e una bottiglia di bianco della casa.
«Qual’è il piano? Perché abbiamo un piano vero?» chiese Roby sedendosi.
«Se conosci il tuo nemico come conosci te stesso, la tua vittoria è sicura recita Sun Tzu ne “L’arte della guerra“» spiegò Poly, fece poi una pausa di riflessione prima di continuare «Ho solo un dubbio»
«Cioè?»
«Non è che mi riempiono il cartoccio di paranza e mi mettono giusto due anellini?»
«Non scherziamo!» lo rassicurò Andrea «qui ci vengo spesso, Totò è generoso, guarda su queste cose è un signore…è il signore degli anelli» rise e guardò Roby cercando conferma nella forza della battuta. Roby rise, perché è così che fanno gli amici; è proprio quando hai bisogno di un appoggio che vengono in tuo aiuto, e se due su tre ridono vuol dire che doveva essere divertente e quindi anche Poly sorrise.
Il Temistocle se ne stava lì, sereno e imponente, un gigante che sembrava non curarsi delle umane vicissitudini, ignorando il dramma di chi era prigioniero nel suo ventre.
Disteso su un rialzo del terreno Poly puntava il binocolo sul molo. Era un Eagle T16 ultima generazione, con doppio target, visore notturno, visore 3D con dati biometrici del target, freezer frame e rivelatore basato sulla tecnologia Voight-Kampf, per individuare replicanti qualora ce ne fossero.
«Sai che i replicanti non esistono vero?» gli chiese Roby che era sdraiato accanto a lui a fissare il cielo.
«Certo e Oswald ha agito da solo» rispose con sarcasmo Poly.
Andrea era sdraiato a pancia sotto, accanto all’amico e fissava anche lui il tratto di molo lungo cui era affiancato il Temistocle. C’erano delle figurine che se ne stavano lì sulla banchina all’ombra dello scafo e che aspettavano. Aspettavano di poter smettere di aspettare.
«Tre ostili sul molo» disse Poly dettando appunti. «Il cambio è ogni tre ore. Sul ponte ne ho contati cinque, due a poppa, due a prua e uno davanti alla cabina del timone, sottocoperta in base al cambio saranno altri cinque» si girò verso di loro convinto che avessero appuntato tutto ma in realtà era presi a consultare la loro pagina Facebook.
«Vi sto annoiando?» chiese indispettito.
«Ho sentito tutto, tre sul molo cinque sopra e cinque sotto, in tutto tredici…che porta pure male» rispose Andrea senza distogliere gli occhi dal cellulare.
«In realtà porta male a tavola. Speriamo che porti male anche su una nave, i tredici sono loro » fece notare Roby non distogliendo neppure lui gli occhi dal proprio profilo.
«Superstizioni a parte, non sarà una passeggiata» sentenziò Poly lasciando che qualla frase ottenesse l’effetto sperato, la loro attenzione.
È indubbio che un buon videomaker deve avere tra i suoi skills il problem solving, ma qui non si trattava più di risolvere un problema, ma di ingaggiare una vera e propria battaglia. I due picciemme erano consapevole che un blitz armato era un tantino oltre le lro possibilità
« Voi pensate che non possiamo farcela, ma voglio dirvi una cosa: la struttura alare del calabrone in proporzione al suo corpo non è idonea al volo» fece una pausa per essere sicuro di avere la loro totale attenzione «ma lui non lo sa e vola lo stesso!» Concluse solenne.
Andrea lo guardò e gli sorrise, poi si rivolse a Roby sempre sorridendo e sussurrò «deve essere una cosa che dicono nei seal».
Tornarono al casale che era ormai pomeriggio inoltrato.
«Per forza stasera?» Chiese Roby mentre entravano «non stiamo correndo? Io poi stasera starei un po’ incasinato, non possiamo fare un’altra volta se no mia moglie chi la sente?»
«Come un’altra volta?» Chiese Andrea entrando dopo di lui «cioè tu dici di liberare Donado in settimana?»
«È inutile che fai lo stronzo, sto solo chiedendo se si può fare domani sera, sta lì da più di un mese sai che gli cambia un giorno in più»
Poly entrò per ultimo e chiuse la porta dietro di se «Ho proposto stasera per un altro motivo» spiegò agli altri due «domani nel pomeriggio ci sarà la conferenza stampa e lui presenterà il piano di ristrutturazione degli ex Mercati, o almeno questo c’è scritto in rete. Per questo pensavo di presentarci domani anche noi con un bel regalo»
«Va bene. Facciamo stasera, che se no poi sembra… ma non servirebbe un piano o andiamo lì e improvvisiamo» Roby aveva capitolato ma il tono tradiva un certo fastidio. Alle fine, si disse, le liti in famiglia non le eviti, al massimo le sposti.
«In realtà io un piano ce l’avrei, cioè non proprio un piano, un’idea» propose timidamente Andrea. Ottenuta la loro attenzione continuò «mi è venuta in mente mentre eravamo lì al porto, non ve lo detta perché poteva sembrare una cazzata, però oh io ve la dico poi decidiamo» fece una pausa «il finale de “I soliti sospetti“»
«Figo!, ma non mi ricordo il finale, a parte che Kaiser Sose è… »
«E dai!» Lo interruppe Roby «che fai spoileri?»
«Con chi? Lo abbiamo visto tutti!» Fece notare Poly spiazzato.
«Che ne so? Non si sa mai qualcuno legga»
Andrea prese una busta di biscotti Atene aperta, ne pescò alcuni e li dispose davanti a se sul tavolo «Questo è il Temistocle» erano lunghi con tre buchi equidistanti nel mezzo, ne allineò due. Ne prese un altro, lo spezzò e ne mise mezzo in un punto lontano dalla nave «Mc Manus, è sistemato su un container in alto con un fucile di precisione e copre il molo» l’altro mezzo Atene lo piazzò oltre la poppa della nave «Hockey, quello piccoletto, piazza le cariche esplosive e poi si butta nella mischia » indicò il percorso che il mezzo Atene avrebbe dovuto fare. Prese un altro biscotto lo spezzò e piazzò la metà verso prua della nave «Keaton, Gabriel Byrne, si avvicina e distrae gli uomini sul molo » fece sparire in bocca l’altra metà di Keaton, mentre masticava ne spezzò un altro e piazzò le due metà al vertice creato con gli altri due mezzi biscotti già piazzati «Verbal, Kevin Spacey, lui stava tipo qui anche se non ho mai capito quale fosse il suo compito, comunque questi potremmo essere io e Roby»
«Noi siamo questi?» chiese Roby e senza aspettare prese uno dei due mezzi biscotti e se lo fece sparire in bocca
«Ma che fai?» lo rimproverò Andrea
«Se quello ero io, avrò qualche diritto» rise divertito da quella marachella.
Poly era preso a studiare il piano, poteva andare, ma non tornavano i conti.
«Non sembra male, ma siamo pochi, in base ai biscotti dovremmo essere almeno quattro»
«Non è che tre o quatto contro tredici faccia poi questa differenza no?» Fece notare Roby facendo sparire in bocca anche l’ Atene che rappresentava Andrea.
«La fai finita, ci stai decimando con il fuoco amico» Andrea prontamente spezzò un altro biscotto e sostituì i due caduti, era una questione di ordine, non riusciva a gestire l’idea di quell’aria scoperta.
«Non sempre l’inferiorità numerica è uno svantaggio» l’ex seal parlò preso dai suoi pensieri
«Sono d’accordo» disse Emil facendo un’entrata ad effetto come piaceva a lui.
«Sapete quanti erano gli uomini comandati da Leonida che affrontarono settantamila persiani alle Termopili? Trecento»
«Emil» esclamò Andrea contento e gli andò incontro per salutarlo seguito dagli altri.
«E cosa ancora più curiosa sapete il nome del comandante delle navi greche schierate a Capo Artemisio in quella battaglia?» chiese poi una volta che tutti si furono di nuovo accomodati.
« Temistocle » rispose Poly mentre sul viso gli si dipingeva quel sorriso che spesso affiora quando scorgiamo il reticolato che pervade la nostra realtà collegando ogni cosa.
«Cazzo è vero!» si entusiasmò Roby «l’avevo trovato quando cercavo il nome in rete»
«Ma voi ve lo ricordate come è finita quella battaglia si, che vi vedo tutti gasati?» Intervenne Andrea.
Emil sorrise del tono spaventato dell’amico.
«Dai sentiamo qual’è il piano per battere Serse?» chiese poi andandosi a sedere sul divano.
Poly si alzò euforico per la squadra appena costituitasi e cominciò a parlare «Dovremmo farlo stasera. La situazione non è semplice, noi siamo in quattro e loro tredici, forse, ma abbiamo dalla nostra il fattore sorpresa e il fatto che siamo i buoni» spiegò.
«Come ci posizioniamo?» Chiese Emil
Poly usando i biscotti sul tavolo spiegò il piano.
«Io sarò su una collinetta quassù e avrò visuale completa sul molo»
«Distanza?»
«Direi circa settecento metri»
Emil andò verso il borsone con cui era arrivato a che aveva poggiato a terra appena entrato «Ho quello che ti serve» tirò fuori quella che sembrava la sacca di un cavalletto «un Mir 6T2 otturatore girevole a scorrimento, mirino con target predittivo» tirò fuori il fucile di precisione e lo poggiò sul tavolo. «Calibrazione ad assi bilanciate. Con questo becchi un quarto di dollaro a duemila metri»
«Quanto è grande un quarto di dollaro?» chiese a bassa voce Roby ad Andrea. Erano rimasti un po’ in disparte mentre gli altri due pianificavano.
«Circa 21 centesimi» rispose Andrea dopo un breve calcolo.
Poly si avvicinò e guardò l’arma con ammirazione, come fosse un opera d’arte. «Ottimo» disse carezzandola velocemente e continuando poi con l’esposizione «Ci serve un diversivo. Uno di noi piazzerà delle cariche qui verso il fondo del molo» indicò il mezzo biscotto posizionato a poppa «giusto per fare un po’ di rumore. Hai qualcosa che faccia al caso nostro?» Emil annuì e tornò al borsone, tirò fuori delle palline di das.
« Luntex S12 di fabbricazione sovietica. Molto malleabile» lo schiacciò fra le dita e lo impastò. Tirò fuori dal borsone anche dei piccoli bottoni, da una delle due facce spuntava una piccola punta dall’altra si alzava in rilievo una specie di pinna tipo squalo. Ne appuntò uno su una piccola mollica di das «questo è l’innesco, se ruotate il timer a destra» simulò la rotazione della pinna «avete dieci secondi, se lo ruotate a sinistra poco più di un minuto. Cinque o sei di questi faranno al caso nostro.»
«Mi sembra perfetto» Poly era commosso da tanta efficienza.
«Le cariche le piazzo io» continuò Emil «una volta fatto partire il timer andrò verso gli uomini sul molo, loro mi verranno incontro quindi te li porto tutti nel mirino, poi quando senti boom» fece il gesto dell’esplosione «hai luce verde»
«Mi sembra che ci siamo» concluse Poly prendendo la valigetta con il 6T2
«Scusate se disturbiamo, ma noi?» Chiese Andrea
«Voi nel frattempo sarete a bordo a cercare Donado» spiegò Poly
«Si eh? E come ci saliamo a bordo? Volando?»
Poly li guardò e sorrise «Più o meno… più o meno»

 

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