Socializzate

Dell’irlandese e di un possibile agguato

CAPITOLO 9

Raggiunsero il casale, entrarono e si barricarono.
«Questo posto non è più sicuro» Roby prese il portatile, lo ficcò in una sacca e andò a raccogliere altre cose che potevano servirgli.
Andrea si lasciò cadere sul divano «In realtà questo è il posto più sicuro. Chi potrebbe mai pensare che siamo così coglioni da tornare di nuovo qua» osservò.
«Vorrei farti notare che noi siamo tornati qua» commentò Roby andandosi a sedere anche lui sul divano.
«Pur non essendo nata sotto quell’aggettivo, la nostra è una mossa astuta. Solo uno scemo ci cercherebbe qui!» fece notare Andrea con piglio da grande statista.
Il rumore di ruote sul brecciolino li fece voltare entrambi.
«Ecco lo scemo» esclamò Roby con un tono non ancora terrorizzato. Guardò sul cellulare l’app collegata alle telecamere di sorveglianza, Andrea si avvicinò per vedere anche lui. Nello spiazzo esterno c’era l’Humvee di Poly, ma di lui nessuna traccia. Erano ancora presi da quell’immagine in bianco e nero quando improvvisamente il viso di Poly riempì lo schermo salutandoli. Fecero entrambi un salto indietro.
«Fanculo Po’» esclamò Roby andando ad aprire.
«Ma v’ho svegliato?» l’amico entrò nello studio e fece volare il giaccone su una sedia.
«See svegliato, ma non sai che c’è successo!» Andrea iniziò subito il racconto degli ultimi avvenimenti.
Il loro amico si adagiò pensieroso sullo schienale della sedia su cui si era seduto. Fece un bel respiro per mettere a fuoco quanto appreso.
«Don Carmine Aburana» commentò poi «Cazzo! Si fa più seria di quanto pensassi, e ora mi spiego anche la storia del tipo fatto venire da fuori»
«Il tipo da fuori? Che tipo?» per qualche motivo Andrea aveva capito che quella non era una bella notizia, ma ancora non sapeva il perché.
«Sembra che qualcuno abbia fatto venire un professionista da fuori, uno tosto, lo chiamano l’irlandese»
«Perché?» lo interruppe Roby.
«Perché è irlandese» Poly lo guardò un po’ sorpreso dalla domanda.
«Perché hanno fatto venire questo tipo! Che deve fare?» precisò Roby.
«Il perché non lo so, ma lo posso immaginare. Se fai venire un professionista da fuori è perché vuoi che venga fatto un bel lavoro e vuoi che non venga ricondotto a te. Ora alla luce di quanto mi avete detto e aggiungendo che la mia fonte mi ha parlato di ficcanaso, suppongo che il bel lavoro siate voi»
Andrea cominciò a camminare nervoso «Hanno chiamato uno da fuori per ucciderci? Ma non staranno esagerando? E poi chi? Chi è che ci vuole morti?»
«Don Carmine » rispose Roby alzandosi anche lui «ma non può averlo chiamato lui, perché fino ad un paio d’ore fa eravamo nelle sua mani»
«Io direi Manila e Rocco» propose Poly mentre faceva beccheggiare la sedia con il peso del corpo. Si fermò di colpo riportandola ad una posizione stabile «oppure c’è un altro giocatore nella partita».
Si guardarono tutti e tre negli occhi, il numero di persone che ce l’avevano con loro continuava a salire e non avevano ancora fatto niente.
«Ma questo irlandese? Che tipo è? È uno cattivo?» chiese Roby preoccupandosi poco di celare il panico.
«Boh! Magari è un simpaticone, se non sei quello che deve far fuori. A naso è uno che sa il fatto suo, discreto e letale. Ci deve essere un motivo se lo chiamano l’irlandese»
«Ma non avevi detto perché viene da l’Irlanda?» chiese Roby sempre più spaventato.
«Sai quanto gente c’è in Irlanda? E non è che li chiamano tutti l’irlandese»
Roby si alzò di scatto come folgorato da un pensiero «Devo chiamare mia moglie, magari è già sulle nostre tracce! Le dico di prendere i bambini e di portarli dai suoi»
«Ma abitano al portone accanto al tuo» gli fece notare Andrea.
«Lo so io, lo sai tu, ma questo irlandese non lo sa. Non lo sa no?» chiese poi a Poly speranzoso.
Poly sollevò le spalle come a dire che non ne aveva idea.
Mentre Roby chiamava si creò un rispettoso silenzio. Poly raggiunse il mobile bar e prese una bottiglia di chinotto delle Ande, lavorazione artigianale, imbottigliato in vetro smeraldo di Palinuro, otto euro e cinquanta la bottiglia da 50 cl.
Anche Andrea aveva pensato di avvisare Haley, la sua compagna. Haley non era il suo vero nome, ma aveva cominciato a chiamarla anche lui come i suoi amici , gli piaceva come soprannome, lo trovava calzante, i suoi capelli lunghi rossi ricordavano la coda della cometa ed era altrettanto bella, anche se sospettava che loro la chiamassero così per la frequenza con cui la si vedeva. In questo periodo però era a New York per lavoro e ci sarebbe rimasta per altre due settimane per cui per ora non aveva di che preoccuparsi.
«Amore » Roby si appartò «…come chi? Io amore. Ascolta è importante, prendi i bambini e portali da tua madre…non è vero che sono sempre lì! Ma sarà successo tre o quattro volte questa…è vero ma lo sapevi, la campagna di Donado mi ha un po’ incasinato, Comunque fammi finire, portali dai tuoi e vacci anche tu… Da Ludovica? Ah si certo! No che non mi ero dimenticato della cena da Ludovica è solo che sono state giornate faticose, ci hanno distrutto lo studio, ci hanno sequestrato, qualcuno vuole ucciderci…Non sto dicendo che tu hai avuto una giornata facile! Ma per carità, lo so che non è facile con due figli, fare le cose di casa e andare a fare il regalo per tua madre è solo che…ma dai, la conosci tua zia, non le pensa quelle cose. Ascolta, me lo fai questo favore? Si si, la passo a prendere io la borsa se è pronta, però tu fammi stare tranquillo non tornare a casa che potrebbe essere pericoloso. Ma non per la porta del bagno! Si si te l’ho detto, appena posso la riparo, no non lo dico sempre. Amore fammi questo cazzo di favore non andare a casa ok? Pronto? Pronto? Pronto? Ma vaff… » attaccò anche lui «È caduta la linea» spiegò tornando verso gli altri due «Di’ un po’ quant’è che si prende quest’irlandese?» chiese ironico.
Spostarono il tavolo in mezzo al limbo, Poly portò la bottiglia di chinotto e si misero seduti per fare il punto.
L’ex Navy Seal ci ripensò e non si accomodò, cominciò invece a camminare come si trovasse in una tenda da campo in mezzo al deserto «Don Carmine, Manila e Rocco, chi altri può essere coinvolto?»
«La Black Industry, non dimentichiamoci che Donado è a loro che vuole mettere i bastoni fra le ruote» Andrea si alzò anche lui cominciando a muoversi come se fosse nella tenda da campo di Poly.
«Ma Manila e Rocco lavorano per loro, quindi è lo stesso giocatore» fece notare Roby
«E Don Carmine? Che c’entra in tutto questo? Perché ci tiene tanto a quell’affidavit e alla registrazione, se non sta con Manila e Rocco?»
«Ricatto. Sa che loro possono manovrare il sindaco, quindi se ha in pugno loro, ha in pugno Donado o chi per lui. Don Carmine vuole la sua fetta di torta. In questa città ci sono più appalti che sampietrini» spiegò Poly andando verso uno scaffale dove prese una grande cartina. Tornò al tavolo.
Andrea, ora che aveva saputo del killer venuto da fuori, cercava di capire quale fosse la mossa giusta, mollare tutto e andare alla polizia? Stava diventando tutto troppo rischioso. Ma si rese conto immediatamente che questa era una falsa soluzione. La polizia poteva essere coinvolta, non metti su un piano di questo tipo se non ti pari un po’ il culo. Valutò l’ipotesi di fuggire, fuggire si ma dove? Maracaibo! No, non aveva senso, rinunciare alla propria vita, dopo aver fatto tanto per averla così! La verità è che non avrebbe voluto scegliere affatto. Si ricordò le parole di Alex Riordan ad un suo seminario di “Fraseggio magico e ritualità emozionale”
«Scegliere non è una scelta » gli aveva detto prendendolo da una parte.
«Come?» aveva chiesto lui.
«Dico scegliere, non è una vera scelta. Si sceglie anche quando non si sceglie, semplicemente si sceglie di non scegliere, ma non è che questo non abbia delle conseguenze»
«È vero!» aveva convenuto Andrea di fronte a quell’epifania.
«Lo so. È per questo che siamo qui, per fare insieme un cammino verso la consapevolezza. So’ tre e cinquanta»
«Come?»
«Il seminario dico, so’ tre e cinquanta, puoi lasciarli lì in segreteria»
«Sì certo»
Aveva ragione Riordan non aveva scelta, doveva scegliere.
Poly aveva disteso la cartina sul tavolo e con un pennarello fece un cerchio intorno ad un punto
«Ecco noi siamo qui». Andrea si affacciò anche lui immaginando che quello fosse l’inizio di una strategia.
«Eh. E quindi?» chiese visto che Poly non continuava.
«Niente era solo per dire» sorrise Poly.
«È incredibile!» esclamò Roby avvicinandosi nervosamente a loro. «Spero che sia perché non lo sente, perché se non mi sta rispondendo di proposito, altro che irlandese!». Si moveva come un animale in gabbia.
«Ma stava andando a casa?» gli chiese Andrea avvicinandosi all’amico e accentuando la sua partecipazione per compensare una riluttanza emotiva genetica.
«Non è riluttanza emotiva» gli aveva spiegato uno psicologo amico di amici, incontrato una sera ad una festa su un barcone «il tuo è solo un modo per proteggerti da un’eccessiva emotività»
«Certo» aveva risposto Andrea «io mi prendo un’altra birra, tu vuoi niente?» Aveva poi aggiunto allontanandosi dal tipo.
Poly uscì dalla sala riunioni lasciandoli soli.
«È incazzata, non risponde per questo…no?» si rivolse all’amico cercando una riposta che lo tranquillizzasse «E se fosse già lì?» aggiunse poi con la voce rotta dal panico.
«Ma che vai a pensare!» lo rimproverò Andrea e gli fece segno di sedersi «Ascolta in questi casi immaginare scenari terrificanti non ha alcun senso… Conosci il collasso d’onda?»
«Un locale?»
«No che locale. É la teoria per cui finché non osservi qualcosa, questo qualcosa è potenziale. Quello che non osservi esiste solo come potenzialità, sei tu nell’osservarlo che…hai mai sentito parlare del gatto di Schrödinger? »
«Naturale. E presente in tutte le serie televisive degli ultimi anni»
«Perfetto e allora sai di cosa parlo. Finché non apri la scatola il gatto è sia vivo che morto»
Roby lo guardò tra il curioso e l’infastidito «Veramente hai detto questa cosa sperando di tranquillizzarmi?»
Poly rientrò e grazie all’addestramento nelle forze speciali percepì subito la tensione fra i due.
«Che succede ragazzi? Mi sembra di percepire un po’ di tensione. Anni nei reparti speciali… »
«Roby teme che l’irlandese possa essere a casa sua»
«In Irlanda?»
«No! Non sua sua, sua sua» spiegò Andrea indicando prima se stesso e poi Roby.
«Beh allora andiamo a vedere.» disse perentorio l’ex reparti speciali. La prova carisma ebbe esito positivo perché i due picciemme lo seguirono fuori.
Presero il T1 che Poly chiamava, non senza un certo disprezzo, il furgone dei Bradford.
«Cos’è sta cosa da hippie?» Gli aveva chiesto la prima volta che lo aveva visto.
Lo tenevano parcheggiato nel garage accanto alle due moto. Salirono e partirono in missione per liberare la moglie di Roby.

CAPITOLO 10

Parcheggiarono distanti da casa per precauzione.
«Qual’è il piano?» chiese Andrea una volta sotto casa.
«Molto semplice, Roberto arriva e suona così li distrae, fa in modo di tenerli sulla porta e io entro dal retro»
«Non ho un retro, abito al terzo piano» chiarì Roby.
«E poi li distrae? Perché quanti sono?» aggiunse Andrea.
«E con quale scusa li tengo sulla porta? Non sono mica un venditore, quella è casa mia»
«Infatti, perché dovrebbe suonare?»
«E allora fatevelo da soli il piano visto che siete così fighi!» reagì Poly. L’effetto della pasticca stava finendo e cominciava a diventare umorale, uno dei postumi delle sue passate esperienze nei reparti speciali.
«E se invece entro e lascio aperto e voi entrate dopo di me e se c’è qualcuno lo prendete di sorpresa?» offrì Roby come soluzione.
«Mi sembra un ottimo piano, semplice ma diretto. Però serve un segnale. Tu entri e se dobbiamo intervenire devi dire una parola, qualcosa tipo… se dobbiamo entrare dì: tempesta di ghiaccio» concluse l’ex seal contento della strategia.
«Che cazzo di frase è tempesta di ghiaccio, tanto vale dire aiuto sono in pericolo!» osservò Andrea stizzito. «Serve una frase più di uso comune. Potresti dire: “hai preso la mozzarella?“ Mi sembra più adatta alla quotidianità di una coppia» continuò contento della sua soluzione.
«Hai preso la mozzarella? Cioè questo è il segnale per un intervento armato?» Chiese risentito Poly «Hai preso la mozzarella?»
«No è meglio tempesta di ghiaccio! Dico solo che la mia non lampeggia attenzione segnale per intervento navy seal»
Roberto li aveva mollati lì ed era partito verso casa. Aveva bisogno di aprire quella cazzo di scatola, a loro non restò che seguirlo.
Infilò le chiavi nella toppa e girò piano per non far rumore.
Andrea era dietro di lui «mi raccomando: Hai preso la mozzarella?»
«Cosa?» Chiese Roby
«La frase che devi dire»
«Te lo dicevo io che faceva cagare» s’inserì Poly «ricapitolando se dici questa cosa della mozzarella noi entriamo, se non la dici… »
«Evidentemente non entriamo» lo anticipò Andrea. La frizione fra i due non era rientrata del tutto.
Roby avanzò piano e sparì dalla loro vista, non sentirono più niente, ne suoni ne segnali in codice. Attesero, ma purtroppo funziona così: un grido d’aiuto indica pericolo, la mancanza di un grido d’aiuto non indica necessariamente che non c’è pericolo. Poly tirò fuori la sua Thunder F23 ed entrò.
«Dove cazz?… » gli gridò a bassa voce Andrea che era entrato dietro di lui, quando lo vide sparire nella camera dei ragazzi
«Libero» affermò secco Poly uscendo e infilandosi nel bagno.
«Libero» uscì anche da lì e si affacciò in uno sgabuzzino poco profondo «Libero»
Roby tornò indietro e andò loro incontro «Oh ma che cazzo fate? Non ho detto ne mozzarella ne tempesta di ghiaccio»
«Niente è la pasticca» spiegò Andrea che aveva raggiunto Roby sull’ingresso del soggiorno, anche Poly li raggiunse con la Thunder che gli pendeva lungo il braccio.
Erano tutti e tre sulla porta del soggiorno. La scena non era affatto raccapricciante, non c’era sangue a terra, o sedie rovesciate o segni di colluttazione, la moglie di Roberto era sdraiata sul divano, immobile, ammantata di quella bellezza principesca che a suo tempo lo aveva stregato. Russava di quel russare delicato e morbido tipico delle donne che russano così.
Nessuna traccia dell’irlandese.
Ma Roby non era tranquillo. C’era qualcosa che ancora lo turbava. Si guardò intorno circospetto. Quell’odore! Lo percepirono tutti e tre, ma fu lui il primo a realizzare. Schizzò in cucina, lo sentirono armeggiare e poi lo videro tornare fiero, al rallentatore, come avesse salvato il mondo da un invasione aliena.
«La lasagna. Presa appena in tempo. Non funziona bene il timer. Se ne dimentica» si girò a guardarla amorevole e poi rasserenato si rivolse a gli amici «andiamo, la lascio dormire ancora un po’»
Uscirono da casa senza fretta, scherzando, il pericolo era scongiurato o forse non c’era mai stato.
Arrivarono all’Enterprise e poi tutto accadde velocemente. Poly vide riflesso nello specchietto laterale del furgoncino un luccichio che veniva da una finestra al diciottesimo piano di un edificio alle loro spalle, calcolò l’angolo di rifrazione e la velocità del vento, aggiunse il coefficiente di rallentamento dell’attrito atmosferico e rielaborò il tutto tenendo conto del senso di rotazione dell’asse terrestre. Qualcuno stava puntando.
«Giù. Cecchino» gridò gettandosi su Andrea e buttandolo a terra, proprio quando si senti come uno strappo e il proiettile gli attraversò la spalla.
«Chi cazzo è Kino?» chiese Roby buttandosi anche lui senza capire il perché.
«Ci stanno sparando» gridò Poly tenendosi la spalla
«Chi?» gridò Roby
«Lo sai che è una domanda del cazzo vero?» gridò Poly
«Lo sa» aggiunse Andrea gridando anche lui.
«Dobbiamo andarcene di qui» la spalla gli faceva male, ma scivolò verso la portiera del furgoncino
In quel momento un colpo fece esplodere anche i vetri posteriori del T1
«E in fretta» aggiunse Andrea
«Ti copro» Poly tirò fuori la pistola e cominciò a sparare in direzione del cecchino, Andrea ne approfittò aprì lo sportello ed entrò. Roby aprì quello laterale e fece entrare Poly seguendolo
«Vai vai vai cazzo vai!» Disse al socio mentre aiutava il ferito a sdraiarsi.
«Voi state giù» intimò Andrea, ingranò la prima e partì.
Un’altra esplosione, questa volta fu il lunotto posteriori ad andare in frantumi.
Il furgone si allontanò sgommando.
«Dobbiamo portarlo in ospedale» disse Roby da dietro mentre faceva pressione con una fazzoletto ormai rosso sulla ferita. Una parte di lui avrebbe voluto gridare: «ma che cazzo sta succedendo!» Mentre un’altra avrebbe voluto gridare «due milligrammi di epinefrina, lo stiamo perdendo».
«No niente ospedale» Poly fu categorico «mi troverebbero subito. Conosco un posto, c’è un medico con cui faccio arrampicata, mi deve un favore, gli ho fatto le foto alla comunione della figlia, non farà domande»
«Un momento! Mia moglie! Se è arrivato qui arriverà anche a lei» gridò Roby
«Con il casino che abbiamo fatto lì fuori, fra un po’ sarà pieno di polizia, non c’è un posto più sicuro per lei» lo tranquillizzò Poly.
Arrivarono dal medico, lasciarono lì il loro amico e si diressero alla factory.
Erano scossi. Gli avevano sparato addosso, la posta si alzava sempre di più. Questa volta se l’erano vista brutta. Stavano subendo senza fare nulla, dovevano reagire, ma come.
«Come?» Gridò Andrea mentre guidava.
«Cosa?» Chiese Roby.
«Sono stufo!» Affermò, mentre sterzava bruscamente facendo un’ inversione di marcia
«Che fai?» Chiese Roby
«Mi sono rotto il cazzo di aspettare. Andiamo da Igor»
«Si cazzo! Sono d’accordo. Questi non sanno contro chi si sono messi!» Rilanciò Roby motivato e pronto alla lotta «sai dove abita?»
«No, pensavo lo sapessi tu» disse Andrea guardandolo speranzoso.
«Non ne ho idea»
«Ottimo» chiuse Andrea.
Si fermarono in un hamburgeria per mangiare qualcosa e fare il punto.
«Ho mandato un messaggio ad Arianna. Abbiamo l’indirizzo» Roby mostrò il cellulare ad Andrea
«Ottimo, finiamo e andiamo a fargli una visitina»
«Ti va se prima passiamo alla factory?» Chiese Roby «vorrei cambiarmi e togliermi le schegge di vetro, si sono infilate ovunque, tu ti sei salvato perchè… » lo guardò studiandolo «ma quel giaccone? Da dove spunta?»
Andrea si rese conto solo in quel momento di avere ancora addosso il giaccone che gli aveva fatto indossare Fortuna quando erano da Don Carmine.
«É di Don Carmine» rispose mentre si frugava nelle tasche. Tirò fuori un bigliettino «E questo?» Chiese come se qualcuno dei due potesse saperlo.
«Un biglietto?»
«A prima vista sembrerebbe» lo aprì lesse e lo passò a Roby «c’è un numero e sotto c’è scritto: il pacco»
Roby lo prese e lesse anche lui
«Sono sei, sette, sette cifre. 2581147»
«Che potrà voler dire?»
Roby se lo girò fra le mani «Non ne ho idea, delle coordinate o un numero di telefono. Il pacco potrebbe essere il candidato sindaco. Magari questa è una traccia che potrebbe portarci a lui» restituì il foglietto ad Andrea che lo rimise in tasca.
«O magari il pacco è solo un pacco e quello è l’identificativo per ritirarlo» osservò Andrea alzandosi.
«Mi stupisco di te. Sei tu che mi insegni che se hai tenuto quel giaccone e dentro quel giaccone c’era proprio quel biglietto non è casuale, vuole dire qualcosa, sta a noi capire cosa» lo prese in giro Roby.
«Mi piace quando mi restituisci quello che ti ho insegnato» gli rispose stando allo scherzo l’amico.
Si stavano dando una rinfrescata alla factory quando giunse un messaggio da Poly, lui stava meglio e in un paio di giorni sarebbe tornato operativo, però c’era una brutta notizia: Igor si era suicidato, aveva lasciato un messaggio utilizzando uno di quei template per i messaggi di addio, ma doveva andare molto di fretta perché sul messaggio c’era scritto:Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipisci elit, sed eiusmod tempor.
Roberto e Andrea si guardarono impressionati da come le cose si stavano evolvendo
Si è buttato dalla finestra ma gli inquirenti sospettano che le cause della morte siano altre visto che abitava in una villetta ad un piano, spiegò Poly nella messaggio.
Tutto si era spostato ad un livello successivo. Avevano ucciso Igor, una persona che conoscevano da così tanto tempo. La cosa era diventata personale.
Rimettiti presto e vieni quì. Si va avanti gli scrisse Roby

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