Socializzate

Della visita alla Verba Volant e di uno strano odore di mandorle

 

 

 

Capitolo 4

 

La mattina si recarono alla Verba Volant, dovevano assolutamente parlare con Igor e speravano che lui avrebbe voluto parlare con loro. Avrebbero giocato a carte scoperte. La cartella Guy Fawkes l’aveva creata per un bisogno di denunciare quanto stava accadendo, Andrea ne era certo.
«Avevate un appuntamento?» Chiese Rosalba, la ragazza che si occupava dell’accoglienza, facendoli accomodare nei divanetti della reception come da prassi. Negli ultimi mesi avevano imparato a conoscerla, era una ragazza simpatica e piacevole, in particolare con loro due.
«È in riunione» si scusò dopo una telefonata di verifica. Nessun problema, lo avrebbero aspettato.
«Posso offrirvi un caffè nel frattempo?» chiese uscendo da dietro la scrivania e seguendo un protocollo riservato agli ospiti in attesa.
«Volentieri» rispose Andrea con voce impostata seguendola nel cucinino.
Durante l’operazione che durò più del previsto, lei gli raccontò velocemente gli sviluppi della sua ultima storia, Andrea ne conosceva già diversi dettagli perché fra i due c’era una certa confidenza. Capitava spesso che nei momenti di attesa i due si mettessero a parlare superando molto velocemente la barriera che il loro ruolo imponeva.
«“Ti giuro che è finita… è tornata solo per prendere delle cose” mi fa. Cioè io rientro in casa, casa sua certo! E me lo ritrovo lì con la sua ex, che devo pensare? Sono matta io?» non attese risposta e continuò «mi ha preso per una scema. Ma perché me li trovo tutti io gli stronzi?! Neanche avessi un radar. Ma quelli normali non li fanno più?» altra domanda che era già una risposta.
«In realtà questo dovrebbe farti pensare» fece lui dopo una pausa studiata «ci scegliamo chi crediamo di meritare. Se scegli sempre uomini che non ti rispettano dovresti chiederti perché non vuoi essere rispettata» questa seconda pausa aveva il compito di dare maggior profondità all’affermazione.
«La vera domanda non è perché loro sono stronzi, quello è un loro problema, ma perché tu ti scegli degli stronzi, di cosa vuoi punirti?» e qui la pausa fu definitiva, spalancandole abissi di profondità. Osservò il suo turbamento con sguardo piacionico, ossia acchiappesco. Il telefono suonò con un tempo perfetto quasi fosse parte del copione, lasciando che quelle ultime sue parole scivolassero lungo la schiena di Rosalba come un cubetto di ghiaccio.
La ragazza uscì dal cucinino e si affrettò a rispondere, Andrea uscì dietro di lei e si avviò con passo morbido verso Roby.
«La cosa del ghiaccio?» Gli chiese questi vedendolo avvicinarsi compiaciuto con i due caffè in mano.
Andrea sorrise, gli passò il suo caffè e eloquentemente fece scivolare il pollice lungo il contorno delle labbra in omaggio al mitico Bebel in “A bout de souffle“.
«Mi dispiace ragazzi, ma Igor non riesce a liberarsi, dice che vi richiama dopo» spiegò la ragazza dopo aver attaccato.
«Beh a questo punto allora noi ce ne andiamo» poco prima di uscire Andrea le rivolse uno sguardo seducente, rientrando nel personaggio.
«Io e te poi abbiamo sempre quell’aperitivo» sorrise rilanciando il solito aperitivo sospeso.
«Vero hai ragione. Prossima settimana? Ti mando un messaggio per dirti quando posso» rispose la ragazza lasciando libero il cerbiatto che era in lei.
Si fermarono in un centro commerciale perché Roby doveva vedere delle scarpe per il figlio maggiore.
«Mentre eri dentro a fare il piacione con Rosalba mi è sembrato di vedere una cosa, ma non sono sicuro se dirtela perché magari mi scambi per un paranoico» confessò Roberto mentre si fermavano davanti alla vetrina di un negozio di abbigliamento.
«Hai visto un rettiliano?»
«Che idiota! E comunque quella volta il tipo, te lo giuro, ha avuto per un attimo le pupille verticali!» il sarcasmo dell’amico lo dissuase dal rivelargli ciò che gli era sembrato di vedere. Restarono per un po’ assorti davanti alla vetrina, Andrea studiando i modelli di scarpe, Roberto cercando di resistere alla tentazione di dirgli cosa aveva visto. Ebbe la peggio e parlò.
«Hai presente la vetrata in fondo alla Verba Volant, quando entri? Quella della sala riunioni?»
«Beh?» chiese Andrea distratto da una giacca di velluto con toppe sui gomiti che sembrava chiamarlo e fu proprio nel girasi verso l’amico che fu colpito dal nome del negozio. Le prime volte che gli era capitato non ci aveva creduto a questa storia che l’Universo ci manda dei messaggi, sa ciò che è giusto per noi e ci guida, poi però i segnali si erano fatti sempre più evidenti, incomprensibili ma riconoscibili e questa era una di quelle volte.
«Mi stai ascoltando?» Roby notò che l’attenzione che meritava era rivolta altrove.
«Hai visto come si chiama?» sussurrò Andrea indicando l’insegna. Roby guardò in alto.
«Si, ma perché parli piano? »
«Non lo so» rispose Andrea continuando a sussurrare «si chiama Doppelgänger»
«Sì l’ho letto» utilizzavano entrambi il tono da rosario «uno dei tuoi segni?»
«Non sono miei» rispose piccato Andrea «il doppelgänger è il doppio, il sosia…»
«Lo so cos’è il doppelgänger»
«Siamo sulla strada giusta» confermò Andrea
«Sono d’accordo con l’insegna. Posso dirti che ho visto alla Volant?» Andrea gli dedicò quell’attenzione tanto richiesta.
«Nell’ufficio quello in fondo, hai capito quale?»
«Sì la sala riunioni, me lo hai detto prima»
«Vabbeh, però devi stare calmo. Insomma mentre aspettavamo ho visto dietro il vetro uno che sembrava Rocco che mi fissava»
«Mercadante?» chiese Andrea improvvisamente curioso.
«No Papaleo. Mercadante certo. Mi guardava come se cercasse di capire se sapevo qualcosa»
«Cioè non sei sicuro che fosse lui, ma hai visto che ti guardava come se cercasse di capire se sapevi qualcosa?»
«Messa così non suona bene» convenne Roby «però giurò che il mio intuito mi dice che era lui e che ci stava studiando, magari sa qualcosa?»
«Di sicuro più di noi»
Passarono davanti ad un bar con dei tavolini fuori, si rivolsero uno sguardo d’intesa e si accomodarono. Scattò il richiamino della colazione, caffè e mignon. Un rito che come ogni rito ha il potere di tranquillizzarci. La ripetizione ci rassicura, ci dà l’idea che tutto sia sotto controllo. Restarono per un po’ in silenzio, ognuno perso nei propri pensieri.
Era proprio come essere finiti in una di quelle serie di menare che tanto piacevano ad Andrea, certo mancava l’investigatore privato e la femme fatale e ancora nessuno aveva pronunciato la battuta: “Quale parte di non muoverti non ti è chiara?“ per il resto sembrava un intrigo degno di Roger Thornhill, anche se non internazionale.
«Mi sembra tutto così surreale» disse affiorando dai propri pensieri e rivolto a Roby «noi che proviamo a sventare un complotto politico, scoperto per caso come in Blow up. A volte la tua altra vita è lì accanto a te, basta spingere il tasto sbagliato e ti ritrovi a viverla, o forse il tasto giusto»
«Ci seguono» disse Roby in un sussurro.
La faccia di Andrea lo costrinse ad una maggiore chiarezza.
«Il tipo con la polo e i pantaloni chiari»
«Dove?»
«Ore sette»
«Non rompere il cazzo con queste cose, a destra o a sinistra?»
«Alla tua destra»
Andrea sbirciò con abile circospezione come aveva imparato a fare in biblioteca ai tempi dell’università.
«L’ho notato prima quando eravamo davanti al negozio di abbigliamento, poi l’ho rivisto davanti alla Apple e ora qui. Ci sta seguendo!» Spiegò Roby.
«Che vuol dire? Anche lui potrebbe averti visto davanti al negozio di abbigliamento, all’Apple store e ora qui eppure tu non lo stai seguendo» gli fece notare l’amico.
Arrivò il tipo con le loro ordinazioni, le poggiò sul tavolo e si allontanò.
«Io non avrei motivo di seguirlo, invece lui sì» spiegò Roby zuccherando il caffè.
«Come fai a dirlo?»
«Perché altrimenti non mi seguirebbe»
Andrea lasciò che quella conclusione apparisse sensata e si gustò il suo caffè e il mignon alla frutta.
Rimasero ancora un po’ al centro commerciale, poi si allontanarono, ma tra il sapere e il non sapere seminarono il probabile inseguitore.
La paranoia è sicuramente un problema, ma talvolta ti evita di risvegliarti dalla parte sbagliata dell’erba, avrebbe detto Ryan Goslin in “Gangster Squad”.
Arrivarono a casa di Andrea che era quasi ora di pranzo.
«Uhmm odore di mandorle» osservò questi tirando fuori le chiavi.
Roby si gettò su di lui come se lo avessero spinto, finirono entrambi a terra, Roby con le braccia sulla testa come a ripararsi da un esplosione.
«Ma che cazzo fai?!» gridò Andrea togliendoselo di dosso, mentre si rialzava.
«Pensavo ci fosse una bomba»
«Ma quale bomba! Perché una bomba?» chiese massaggiandosi il fianco su cui si era tuffato Roby.
«Hai detto che sentivi odore di mandorle e sai cosa odora di mandorle? Il C4. È vero! L’ho sentito in una puntata di Lie to me» si giustificò Roby seguendolo in casa.
«Sì? E sai cos’altro odora di mandorle? Le mandorle! La vicina, ne compra a quintalate»
«Che ne sapevo io. Perché non me lo hai detto?»
«Perché non te l’ho…ma vaff… va!» lo liquidò Andrea.
Si diresse al frigorifero, l’aprì e la desolazione gli si dipinse in volto, qualche pomodoro in cattività, un uovo, una tavoletta di cioccolata e un formaggio virato sul verde. Nel freezer andò meglio, tirò fuori due confezioni di pappardelle al sugo di cinghiale, il surgelato non mancava mai. Le mostrò all’amico.
«Apri quella bottiglia di rosso che ci coccoliamo un po’»
Roberto aprì e riempì due bicchieri di vino nell’attesa che fosse pronto.
Si misero a tavola e pranzarono in silenzio, solo il rumore del ferro contro la ceramica, il liquido scarlatto che rimbalzava sulle pareti interne dei bicchieri, le sedie che venivano spostate strusciando. Solo il suono della tavola, un rito che richiede rispetto.
Un segnale di notifica interruppe quel silenzio liturgico.
«Igor?» chiese Roby.
«No le solite offerte di viaggio»
«Dove?»
«Boh Saragozza» rispose Andrea, bloccandosi poi improvvisamente come se avesse perso qualcosa.
«È in Spagna» gli andò in soccorso Roby, ma l’amico lo ignorò.
Come aveva fatto a non pensarci. Un segno! Un chiarissimo segno! Non Saragozza la città. Gli scacchi! Saragozza l’apertura, il pedone in c3 libera la diagonale della donna e controlla la casa D4.
«Mi è venuta un’idea» disse radioso a Roby.

Share:
TwitterFacebookLinkedInPinterestGoogle+

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Privacy Policy