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De ‘O prufessore e della torre che minaccia il cavallo.

 

Capitolo 5

 

«E allora?» Chiese Roby impaziente
«Cosa?»
«L’idea. L’ultima volta hai parlato di un’idea. È una settimana che sto aspettando. Che idea?»
«Ah l’idea» Andrea sembrava un po’ confuso «mica mi ricordo»
«Vabbeh lasciamo perdere» disse Roby alzandosi e cominciando a sparecchiare.
«Ah si Igor! So come trovarlo»
«Come?»
«Vieni con me» si alzò e andò verso la porta.
«E qui? Lasciamo tutto così?» chiese Roberto indicando la tavola ancora apparecchiata con piatti e bicchieri sporchi.
Andrea guardò cercando di capire quale fosse il problema, ma proprio non ci riusciva.
«Non abbiamo tempo, dobbiamo fare in fretta»
Roby diede un’ultima occhiata rammaricata e si decise a seguirlo facendo uno sforzo di volontà. D’altronde non era casa sua e, se l’amico voleva lasciare quello schifo, liberissimo, ma c’era qualcosa che trascendeva; aveva una sua particolare teoria del caos per cui, se lasciavi casa in disordine da una parte del mondo, in un’altra parte una farfalla moriva sbattendo le ali e sappiamo tutti cosa succede se da una parte del mondo una farfalla sbatte le ali.
«Ok ma me lo dici dove stiamo andando?» chiese ad Andrea che stava chiudendo la porta.
«Non c’è bisogno che te lo dica, immagina uno stacco».
Nella piazzetta di San Lorenzo sia di giorno che di sera si radunavano giovani, perduti e non. La notte addirittura si narra che quel luogo fosse teatro di scontri per antichi rancori tra lica e vampiri, ma i giovedì pomeriggio, tempo permettendo, comparivano tanti tavolini e diventava un torneo di scacchi a cielo aperto, luogo di incontri per appassionati, giocatori professionisti o semplici dilettanti. Chi voleva sfidare un campione, chi voleva dimostrare di esserlo, chi voleva mettersi in gioco, chi voleva incontrare la Morte.
‘O prufessore era seduto ad uno dei tavoli, di fronte a lui era seduta la duchessa. Una donna anziana ma ancora bellissima, molto elegante nel suo solito abito nero, unico colore che indossava. Aveva messo il lutto a sedici anni per la morte del bisnonno, poi le morti si erano succedute una dietro l’altra non permettendole più di toglierlo. Ora che avrebbe potuto, con un altro colore diceva di sentirsi troppo frivola. Roby e Andrea si unirono al gruppo di osservatori in piedi intorno al tavolo. ‘O prufessore lì notò con la coda dell’occhio, ma era troppo concentrato, la torre della duchessa minacciava il suo cavallo.
‘O prufessore in passato era stato un attore e doveva il suo soprannome all’intensa e memorabile interpretazione che aveva fatto de ‘o prufessore in “Questi fantasmi“ di Eduardo De Filippo. Ma ora il suo lavoro era di altro tipo, in bilico tra legalità e illegalità. Era uno spacciatore di figure retoriche, in realtà spacciava sapere in varie forme e vari tagli. Se avevi bisogno di fare una bella figura ad un vernissage, o ad una trasmissione televisiva, se dovevi fare un discorso all’Università o ritirare un premio, se dovevi essere intervistato se avevi bisogno di fare sfoggio di cultura insomma, lui era la persona giusta per te. Tra i suoi clienti c’erano politici, scrittori, sportivi, sportivi che volevano diventare scrittori, attori, modelle. Capitava che si rivolgessero a lui anche dei serial killer che avevano bisogno di lasciare indizi colti: passi della bibbia, citazioni da Dante, da Frost, riferimenti a scuole pittoriche o a singoli autori.
Il cavallo era andato e la torre si faceva sempre più minacciosa, ora la mossa toccava ai bianchi, ‘O prufessore guardò la duchessa con un misto di stima e eccitazione, l’attrazione che si prova per ciò che ci minaccia e che personalmente non ho mai capito.
La partita andò avanti ancora per una bella mezz’ora, ma i neri della duchessa non diedero scampo ai bianchi de ‘O prufessore che capitolò.
Fatti i dovuti saluti e congratulazioni fra sfidanti, l’anziano giocatore lanciò un’occhiata carica di promesse alla sua fascinosa avversaria e si spostò con i due picciemme su una delle panchine che circondavano la piazza.
«Cosa vi serve ragazzi? Facciamo in fretta che devo raggiungere la duchessa» gli occhi sembrarono illuminarsi «quella donna è la mia prigione e dolci ceppi son gli occhi suoi… è lei il mio dilettoso male».
Andrea e Roby si scambiarono uno sguardo temendo di dover parlare anche loro in quel modo, non avevano mai comprato niente da lui, non sapevano come funzionava. Lo conoscevano solo perché nel loro lavoro devi saperti muovere in diversi ambienti.
« Prufesso’ la lasciamo andare subito, in realtà non dobbiamo comprare niente, avremmo solo bisogno di un’informazione»
«Un’informazione?» Chiese scrutandoli «un confine assai flebile separa il mio lavoro dal dare informazioni, non vorrei che si creassero equivoci. Facciamo così voi mi comprate una cosa e io vi do la vostra informazione»
Andrea guardò Roby e poi rivolto a ‘O professore «Vi compriamo una cosa? Che vi compriamo Prufesso’?»
«Che vi posso dare? Ho per le mani roba di prima qualità, vediamo» lo disse senza guardarli come se stesse scartabellando nella memoria «Tu scrivi poesie?» Chiese poi a bruciapelo rivolto ad Andrea.
«Poesie?» Andrea sembrava spiazzato da quella domanda. Stava decidendo cosa rispondere quando sentì Roby sghignazzare dietro di lui. Si girò e lo bruciò con lo sguardo.
«Che ridi? Che ne sai?»
«Tu?»
«Eh io perché?»
«E quando?»
«Alle superiori. Alle superiori ho scritto qualcosa» chiarì Andrea dandosi un tono.
«“Lo disse Dante lo confermò Petrarca” non è considerata poesia» infierì Roberto.
«Vabbè non preoccupatevi non fa niente, è che avevo per le mani una partita di sinestesie di raffinata foggia, però…» fece una pausa raccogliendo le idee «però per 150 euro posso darvi un set che è una garanzia, vi faccio fare un figurone: allitterazioni, metonimie, qualche ossimoro non troppo ricercato, ma simpatico, un paio di enjambement efficaci, delle originalissime anafore e le solite metafore che sistemi ovunque» fiero della sua merce, frugava in una borsa che aveva poggiato sulle gambe. Tirò fuori una busta di quelle lunghe per contenere gli A4. «È tutto qui dentro. Ragazzi fidatevi, con queste li lasciate a bocca aperta»
«Ma chi? » chiese Roby in un sussurro all’amico che lo zittì con un semplice gesto della mano.
‘O prufessore passò loro una busta e Roby gli allungò i centocinquanta.
«E ora ditemi come posso aiutarvi?»
«Prufesso’ stiamo cercando Igor, non riusciamo a trovarlo da nessuna parte. Abbiamo bisogno di parlargli, non risponde neanche al telefono»
‘O prufessore li guardò un po’ deluso «Mi avete forse preso per un rapsodo? Magari non riuscite a trovarlo perché è questa la sua volontà. Mi chiedete di mandar bevuto una persona che per quanto non la possa dire amica non mi è neppur nemica?»
«Per carità Prufesso’, Igor è un amico, non ve lo avremmo mai chiesto se non pensassimo che si trovi in pericolo» spiegò Andrea e gli fece un resoconto degli ultimi fatti, delle loro ipotesi e di quanto F gli aveva raccontato.
«Secondo me si è cacciato in un bel guaio Prufesso’ e non sa come uscirne. Dai discorsi fatti a F si capisce che sta vivendo una crisi. Si sente in colpa. Sente di aver violato un confine, non so se riesco a spiegarmi, ma è come se sentisse pesare su di lui un giudizio che è più grande di lui, non so come spiegarlo»
«L’Imperativo Categorico» Sentenziò ‘O prufessore.
«Il principio morale kantiano?» chiese Andrea non aspettandosi una diagnosi.
«No, L’Imperativo Categorico, il locale giù al porto» precisò l’anziano spacciatore «questa sera lo trovate sicuramente lì, c’è serata eticaetilica con djset. Ottima per che vive impasse morali o etiche appunto» spiegò.
Andrea si alzò grato e gli offrì la mano.
«Prufesso’ ci siete stato utilissimo, non sappiamo come ringraziarvi»
«A me sembra che lo abbiamo fatto, cento cinquanta euro!» fece notare Roby alzandosi anche lui.
«La fai finita?» lo zittì di nuovo Andrea «Abbiamo pagato l’informazione».
«E questo malloppo di carta» precisò Roberto sollevando la busta contenente le figure retoriche «tiè, tienila tu per le tuo prossime poesie».
‘O prufessore li salutò e si allontanò raggiungendo la duchessa che era seduta al tavolino di un bar, le si avvicinò, le bacio elegantemente la mano e si accomodò di fronte a lei.
Ci siamo! Si disse Andrea mentre anche loro si allontanavano dalla panchina.
«Trovato! Andiamo all’Imperativo Categorico e mettiamo fine a questa storia» disse Roby come gli avesse letto nel pensiero.
S’incamminarono verso la loro prossima tappa.

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